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Note informative pubblicate sui foglietti settimanali
Note informative pubblicate sui foglietti settimanali
Nei Santi riscopriamo il nostro protettore
È vero, abbiamo già l’Angelo custode che ci accompagna e ci protegge sul nostro cammino. Perché avere anche un altro protettore?
Perché ciascuno di noi ha un nome. E il nome non è soltanto un titolo che ci distingue dagli altri: è un segno della nostra identità, una chiamata personale, un legame che ci unisce alla storia di qualcuno che ci ha preceduto. Il nostro nome, infatti, ci rimanda spesso a un santo o a una santa che, prima di noi, ha portato questo nome e lo ha reso luminoso attraverso la propria vita, la propria fede e la propria testimonianza evangelica. Oggi quel santo vive nella gloria di Dio e, dal cielo, può intercedere per noi. Possiamo rivolgerci a lui con fiducia, invocare la sua protezione e sentirlo vicino nelle gioie e nelle fatiche.
Ma non basta chiedergli aiuto. Conoscere il nostro protettore significa anche lasciarci ispirare dal suo esempio, riscoprire le sue virtù e trovare in lui/lei una forza per vivere meglio la nostra fede. Vuol dire riconoscere in lui/lei una figura da conoscere e imitare. Ci ricorda che la santità non è un privilegio per pochi, ma una chiamata rivolta a ciascuno di noi.
Riscoprire il nostro santo/a ci aiuta, dunque, a cogliere meglio la bellezza della nostra vocazione cristiana: imparare a vivere con amore, fedeltà e generosità, perché la nostra vita, proprio come quella dei santi, possa diventare una testimonianza luminosa del Vangelo.
Santo Rosario e Funerale
La recita del Santo Rosario che precede la Santa Messa di funerale non è un semplice momento di attesa informale, ma parte integrante del rito con cui la comunità si stringe attorno al defunto e alla sua famiglia. È un tempo prezioso dedicato alla preghiera, al ricordo e al suffragio, creato per accompagnare l'anima del caro/a defunto/a con silenzio e devozione.
Proprio per la sacralità di questo momento, è importante preservare un clima di profondo raccoglimento. Durante la recita del Rosario, l'attenzione di tutti dovrebbe rimanere rivolta alla preghiera comune; pertanto, è opportuno evitare di avvicinarsi ai familiari per offrire abbracci, condoglianze o saluti mentre la preghiera è in corso. Gestire le dimostrazioni di affetto prima che il S. Rosario abbia inizio, oppure attendere la conclusione dell'intera funzione liturgica, permette ai familiari di vivere questo momento di fede senza interruzioni.
Allo stesso modo, chi arriva in chiesa a funzione già avviata è invitato a entrare con discrezione e rispetto, prendendo posto nelle sedie libere o in fondo all'aula liturgica senza creare sovrapposizioni o distrazioni. Ci sarà tutto il tempo, al termine della celebrazione, per avvicinarsi ai familiari, donare loro un abbraccio sincero ed esprimere la propria vicinanza con la dovuta calma e delicatezza.
La celebrazione degli anniversari di matrimonio
E' un momento di particolare grazia per gli sposi e per l’intera comunità cristiana. Riunirsi davanti al Signore per ricordare il giorno delle nozze significa anzitutto rendere grazie per il dono dell’amore ricevuto e custodito nel tempo.
Ogni anniversario racconta una storia unica, intrecciata di gioie e sacrifici, di speranze e di prove affrontate insieme. Nel sacramento del Matrimonio gli sposi hanno accolto la chiamata a essere segno dell’amore fedele di Dio, un amore che sostiene, accompagna e si rinnova ogni giorno. Per questo, celebrare gli anniversari insieme non significa soltanto guardare al passato, ma riconoscere la presenza del Signore che ha guidato i passi della famiglia e continua a sostenerla.
Celebrare insieme offre inoltre una preziosa testimonianza alla comunità. In un tempo in cui i legami appaiono spesso fragili, le coppie che perseverano nella fedeltà sono un segno concreto della bellezza dell’amore, della donazione, della condivisione di vita.
La circostanza è dunque un’occasione per lodare Dio, rinnovare con gioia la propria promessa di amore e affidare al Signore gli anni che ancora verranno. La comunità si unisce nella preghiera, chiedendo che gli sposi siano sempre sostenuti dalla grazia di Dio e continuino a essere luce e speranza per le loro famiglie e per tutta la Chiesa.
Sono gradite anche le coppie che ricordano i cinque, i dieci, i quindici… anni. Non ci sono limiti!
L’orologio del campanile di S. Martino torna a scandire il tempo
Lodevole iniziativa di un gruppo di volontari che, con passione e senso di appartenenza alla comunità, ha permesso all’antico orologio del campanile di San Martino di tornare in funzione.
Da alcune settimane, infatti, le lancette hanno ripreso a girare regolarmente. Non è un effetto del caldo estivo, ma il frutto della disponibilità di alcune persone che, a turno, ogni mattina salgono fino a metà campanile per “caricare” manualmente l’orologio. Sollevano i pesi girando una manovella che, scendendo lentamente nel corso della giornata, mettono in movimento il complesso meccanismo che consente alle lancette di scandire il tempo sul quadrante.
Tutto avviene rigorosamente a mano. Non solo la ricarica, ma anche l’intero orologio è rimasto sostanzialmente originale nelle sue componenti. Un vero gioiello di ingegneria e di storia locale, realizzato nel 1807 e giunto fino a noi grazie alla cura e all’attenzione di generazioni di parrocchiani.
Per quanto riguarda il suono delle ore, si sta ancora valutando una soluzione adeguata. Le normative attuali e le consuetudini del nostro territorio prevedono infatti che le campane rimangano silenziose dalle ore 22.00 alle ore 7.30, fatta eccezione per le solennità del Natale e della Pasqua.
Un sincero grazie a quanti hanno offerto la loro disponibilità per questo prezioso servizio. Se altre persone desiderassero unirsi al gruppo, saranno le benvenute: più numerosi saranno i volontari, più agevole sarà la turnazione.
Grazie di cuore a tutti coloro che, con piccoli gesti concreti, contribuiscono a custodire il patrimonio della nostra comunità.
Come vivere la Quaresima
La Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri con una pagina del Discorso della Montagna in cui Gesù parla dell’elemosina, della preghiera e del digiuno.
L’ordine non è casuale: al centro c’è la preghiera, dunque la giusta relazione con Dio, che però non sta senza le altre due opere: l’elemosina, che implica la giusta relazione con gli uomini, non nella forma del potere o del dominio, ma della solidarietà e della condivisione dei beni; il digiuno, che esige la giusta relazione con i beni della terra, non nella forma dell’avidità o del possesso, ma della gratuità e dell'accoglienza.
C’è molta sapienza in queste parole di Gesù; la relazione con Dio (la preghiera) deve plasmare tutte le altre relazioni: con gli altri uomini (l’elemosina) e con i beni creaturali (il digiuno). L’invito è a non cercare lo sguardo ammirato degli altri, che è un altro modo per cercare se stessi, ma a entrare “nel segreto” dell’incontro con Dio.
È la conversione da vivere in ogni Quaresima: distoglierci da noi stessi per stare davanti a Dio, cercando in ogni cosa il suo regno e la sua giustizia. Così la grazia di Dio vince il male in noi e ci sprona sempre a chiedere la liberazione dal Male, come facciamo nella preghiera del Padre nostro.
Il significato dei Quaranta giorni di quaresima
Al centro dell’anno liturgico c’è la Pasqua, che si celebra anche ogni domenica. Tuttavia, a partire dal secondo secolo, la comunità cristiana ha avvertito l’esigenza di dedicare un giorno speciale dell’anno liturgico alla memoria della morte e della risurrezione del Signore. Nasce così, con al centro la grande Veglia notturna, la Domenica di Pasqua, che successivamente si articolerà nel Triduo Pasquale. Con il terzo e quarto secolo la celebrazione della Pasqua si prolungherà per cinquanta giorni fino alla Pentecoste, mentre si viene strutturando un tempo di preparazione, incentrato sul digiuno.
Verso la fine del quarto secolo questo periodo sarà codificato in quaranta giorni, a motivo del ricco simbolismo biblico di questa cifra. Più tardi, per contare esattamente i quaranta giorni - facendo eccezione delle domeniche - quattro giorni di penitenza precederanno la prima Domenica di Quaresima: nasce il Mercoledì delle Ceneri, il cui tipico rito verrà esteso a tutta la Chiesa d’Occidente nell’XI secolo.
La consuetudine sapiente di celebrare il battesimo nella notte di Pasqua, ha fatto sì che questo periodo di preparazione assumesse un marcato significato battesimale, che la riforma liturgica del Vaticano II ha rimesso in luce, riaffermando il duplice carattere della Quaresima che “mediante il ricordo o la preparazione al battesimo e mediante la penitenza dispone i fedeli alla celebrazione del mistero pasquale” (SC 109).
Il giorno di magro - L'astinenza
I venerdì sono ancora giorni di magro? Una domanda che ritorna spesso. Sì, lo sono ancora e l'astinenza dalle carni rimane.
Il significato è racchiuso nel venerdì, giorno in cui si commemora la Passione e Morte di Gesù Cristo. Il rinunciare alla carne è un atto simbolico di umiltà, sacrificio e partecipazione alla sofferenza di Cristo. Mentre in Quaresima il precetto è stretto, nei restanti venerdì dell'anno la Conferenza Episcopale Italiana permette di sostituire l'astinenza dalla carne con altre forme di preghiera, carità o mortificazione. Per chi ha problemi di salute può comunque scegliere altre forme di offerta penitenziale.
Dal Consiglio Pastorale del 9 febbraio
Lettura e considerazioni dei primi 9 punti del “Decreto Visita Vicariale del Vescovo Oscar” del giugno scorso il quale ci esora a porre attenzione alle celebrazioni dei sacramenti, in specie la S. Messa domenicale. Sollecita una buona formazione ad un senso ecclesiale per i lettori, cantori, accoliti, persone per il servizio di accoglienza, di vicinanza ecc…
Suggerisce di conoscere e sensibilizzarsi sul messaggio dell’esperienza di Maccio delle locuzioni della SS. Trinità Misericordia. Promuove la Settimana eucaristica pasquale della Divina Misericordia.
Esorta ad investire forze per l’accompagnamento verso una fede adulta: preparazione Battesimi e Sacramenti, formazione adolescenti e giovani…
Come programmazione si è confermato il programma di massima degli scorsi anni: Serate di formazione/catechesi per adulti (quest’anno relazioneranno esperti della diocesi); Via Crucis (saranno itineranti nelle parrocchie e preparata dai diversi gruppi. Una di Vicariato che celebreremo a Montorfano); Settimana Santa con celebrazioni nelle singole Parrocchie o a Tavernerio (Giovedì Santo e Veglia Pasquale).
Infine si è posta l’attenzione sull’“educatore ludico” per il tempo del Grest. L’idea/proposta per una presenza nel corso dell’anno (più volte richiamata in vari ambiti) è stata accantonata.
Cercasi lettori per le S. Messe
Il Gruppo Lettori si rivolge a tutti i laici della nostra Comunità Pastorale per invitare chiunque abbia buona volontà e voglia aiutare nella condivisione del servizio del Ministero della lettura della Parola di Dio.
Non occorre avere specifiche qualità, né assumersi impegni particolari: è sufficiente mostrare disponibilità e chiedere di affiancare chi già da tempo svolge questo servizio liturgico.
Chi lo desidera, può rivolgersi, in qualunque momento, al Parroco o più semplicemente, alle SS. Messe, accomodarsi in Chiesa a Tavernerio nel settore a sinistra davanti, sotto l’ambone dove è posto il lezionario e dove abitualmente si trovano i lettori, e accordarsi con il lettore presente. Anche per Solzago e Ponzate si richiede ulteriore disponibilità… soprattutto a Ponzate per la S. Messa del sabato sera.
Valorizziamo bene il Santo Natale
Valorizzare il Santo Natale ci aiuta a contemplare con cuore credente il grande mistero dell’Incarnazione: il Figlio di Dio che si fa uomo, entrando nella storia per portare la luce della salvezza. In Gesù, nato nella semplicità di una grotta, Dio si rivela vicino a ogni uomo… quindi anche a ciascuno di noi. Non trascuriamo allora, la possibilità di tempo per fermarci a fare silenzio e stupirci un pochino di più e cogliere l’amore di Dio che ci viene donato nella persona di Cristo Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi.
Celebrare e valorizzare il Natale ci porta a riscoprire il senso della preghiera, personale e comunitaria (la messa a Natale e Pasqua non può mancare), in famiglia e nella comunità, mettendo al centro Gesù come fonte di speranza e di pace. Sta per concludersi l’Anno Giubilare! È un tempo favorevole per rinnovare la fede, aprire il cuore al perdono e vivere la carità con gesti concreti di amore verso il prossimo, partendo da alcuni nostri familiari e amici. Accogliendo Cristo nella nostra vita, il Natale diventa luce che guida il cammino quotidiano e annuncio di gioia per tutto l’umano che ci sta accanto.
La costanza alla S. Messa domenicale e al Catechismo
La partecipazione costante alla Messa domenicale è un dono prezioso per la vita cristiana. La domenica non è solo un giorno di riposo, ma il cuore della settimana, il tempo in cui la comunità si riunisce per ascoltare la Parola di Dio, celebrare l’Eucaristia e rinnovare la propria fede. Partecipare alla Messa significa incontrare il Signore, ricevere forza spirituale e sentirsi parte viva della Chiesa. La regolarità nella partecipazione aiuta a crescere nella fede e a mantenere un legame stabile con Dio e con la comunità cristiana. La Messa domenicale educa alla gratitudine, alla condivisione e al senso di appartenenza, ricordandoci che non camminiamo da soli, ma come fratelli e sorelle uniti nello stesso amore. Anche il catechismo rappresenta un cammino fondamentale di formazione. Attraverso incontri costanti, bambini, ragazzi e adulti imparano a conoscere meglio Gesù, il Vangelo e i valori cristiani, traducendo la fede in scelte concrete di vita quotidiana. Mi domando come mai questi due elementi stanno inesorabilmente venendo meno in molti o vissuti solo saltuariamente. Quest’anno anche il catechismo dei ragazzi manifesta parecchie assenze. Come motiviamo??!!
Il tempo di Avvento
È il periodo dell’anno liturgico che precede il Natale. È un tempo di attesa, preparazione e speranza per la venuta del Signore. Il Significato della parola “Avvento” deriva dal latino adventus, che indica venuta o arrivo.
C’è una venuta che è quella del Signore Gesù; c’è un’attesa che è la nostra e che dispone il nostro cuore e la vita all’incontro con il Signore di Gesù.
È il ricordo della sua nascita a Betlemme (Natale), che si rinnova annualmente nei sacramenti perché in noi ci sia il suo Natale nella fede che ci “allena” a una costante rinascita nella vita quotidiana nell’attesa della Sua venuta finale alla fine dei tempi.
La durata di questo tempo è costituita dalle quattro domeniche che precedono il 25 dicembre.
Vuole essere un tempo di sobrietà, riflessione e preghiera (ma non è di austerità e penitenza come la Quaresima).
Il colore liturgico è il viola, simbolo di attesa e conversione.
Si seguono letture bibliche che parlano di speranza, profezie messianiche e preparazione interiore.
Anno Liturgico
L'anno liturgico è il tempo della durata di un anno che scandisce la vita liturgica (ossia di preghiera/culto) della Chiesa, organizzato in periodi (i "tempi liturgici") che commemorano le tappe fondamentali della vita di Gesù. Inizia con la prima domenica di Avvento e termina con la solennità di Cristo Re, ed è diviso in tempi: di Avvento (4 domeniche) - di Natale (fino al Battesimo di Gesù) - di Quaresima (40 giorni) - Settimana Santa - di Pasqua (fino a Pentecoste) - Tempo Ordinario (34 domeniche). All’interno di questo periodo ci sono alcune Solennità tipo: Annunciazione a Maria, Assunzione al cielo, Immacolata, Tutti i Santi, Commemorazione Defunti, e altri giornate. L'obiettivo è permettere ai fedeli di rivivere e celebrare i misteri della fede di anno in anno.
Per facilitare il riconoscimento si usano dei colori:
- Bianco per le Feste e tempi forti, Santi, Solennità varie
- Rosso per i Martiri, Venerdì santo, Pentecoste
- Viola in Avvento, Quaresima, Defunti
- Verde nel tempo ordinario
- (Rosaceo) nella terza domenica di Avvento e quarta di Quaresima